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La vita del pittore Antonio Ligabue

UN TRACCIATO DELLA VITA TRAVAGLIATA E INSOLITA DI ANTONIO LIGABUE

 

Antonio Ligabue, rientra tra gli artisti più amati e ‘singolari’ del Novecento; ha avuto una vita tormentata che lo spinse a fare della sua sofferenza un’arte complessa ma anche unica nel suo stile; negli anni proprio grazie alla sua percezione della realtà venne considerato “il pittore naïf per antonomasia”.

antonio ligabue autoritratto con libellula 1959. collezione privata

Antonio Ligabue, figlio di Elisabetta Costa, nasce il 18 dicembre del 1899 a Zurigo, in Svizzera; la madre era emigrata; era di origini del borgo di Cencenighe Agordino, nei pressi di Belluno. All’anagrafe, nella città elvetica, non conoscendo il nome e cognome del padre venne registrato come Antonio Costa.

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Nel settembre del 1900 viene affidato a una coppia locale, Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann, con i quali vive fino al 1919.

Nel frattempo, nel 1901, un emigrato originario di Gualtieri, Bonfiglio Laccabue, aveva sposato Elisabetta Costa nella città di Amrisweil, e subito dopo legittima il piccolo Antonio dandogli il suo cognome: il pittore non ebbe amore per il suo patrigno, e il disprezzo sarebbe stato tale che in seguito, raggiunta la maggiore età, avrebbe cambiato il suo cognome trasformandolo, appunto, in “Ligabue”.

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Il pittore durante la sua adolescenza manifesta alcuni problemi psichiatrici tanto che nel 1913 viene iscritto a un collegio per ragazzi affetti da disabilità; inizia la sua ascesa verso le difficoltà che lo vedono vittima di disagi e problematiche.

Anche se Antonio, da fin da piccolo offriva dimostrazione di un talento artistico, non fu compreso: “complice anche l’insofferenza nei confronti della scuola”; riesce a resistere fino all’età di quindici anni, terminato l’obbligo scolastico comincia a mantenersi con lavori saltuari.

Al 1917 risale il suo primo ricovero in una clinica psichiatrica, a Pfäfers, a causa di uno sfogo violento contro Elise Hanselmann. Rimarrà ricoverato tre mesi, ma i problemi non sono finiti: la sua vita sregolata causa forti dissapori tra lui e la famiglia adottiva, tanto che Elise deciderà poi di denunciarlo, e il 15 maggio del 1919 il ragazzo viene espulso dalla Svizzera e viene portato a Gualtieri, il comune d’origine del patrigno,”.

16. volpe con rapace nibbio 1959 1960 olio su faesite 150 x 120 cm collezione privata courtesy galleria centro steccata parma 1024x814

La vita del pittore in Italia non sarà facile: non parlando italiano, vive nelle campagne da solo, non riesce a integrarsi con la popolazione locale, avendo un carattere facilmente incline alla collera, continua a condurre una vita sregolata; vive di sussidi pubblici, di lavori saltuari trovati ogni tanto, di carità e dei pochi soldi che riceve dalla madre adottiva.

4. autoritratto 1952 disegno a matita 445 x 325 cm courtesy galleria centro steccata parma 748x1024

Ligabue, spinto dal suo istinto,  comincia  a dipingere e a modellare piccole sculture in creta con l’argilla raccolta dal Po, e comincia a farsi notare con le sue creazioni nel paese: le regala in cambio di cibo o di piccoli servizi (per esempio in cambio di una seduta dal barbiere), e gli abitanti, ritenendolo un matto più che un artista, accettano giusto a titolo di carità.

Risale all’inverno del 1928-1929 il primo incontro con Mazzacurati, che si era appena trasferito a Gualtieri (qui vivrà fino al 1937, installando il suo studio in Villa Torello Malaspina).

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La vita di Ligabue continua tra alti e bassi fino al 1937, quando subisce un nuovo ricovero, all’ospedale psichiatrico di San Lazzaro a Reggio Emilia, a causa dei suoi gesti di autolesionismo e di alcuni suoi sbotti violenti. Qui trascorre metà dell’anno, da luglio fino a dicembre: tornerà a San Lazzaro per “psicosi maniaco-depressiva” nel marzo del 1940. Uscirà solo nel maggio del 1941, dopo un anno, grazie all’intercessione di uno dei suoi più cari amici, lo scultore Andrea Mozzali, che lo ospita a casa sua a Guastalla.

Durante la guerra, Ligabue, data la sua perfetta conoscenza del tedesco, trova lavoro come interprete, rischiando però grosso a causa di un feroce litigio con un soldato tedesco: si salva da conseguenze nefaste solo perché è considerato pazzo e viene dunque ricondotto a San Lazzaro. Il ricovero questa volta dura tre anni: esce nel 1948 e comincia a esporre in piccole mostre locali, vincendo peraltro qualche premio. Grazie all’interessamento di Mazzacurati, comincia a calcare palcoscenici sempre più importanti e a guadagnare grazie all’arte.

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Negli anni Cinquanta è ormai uscito dalla sua situazione d’indigenza e, anzi, riesce anche a soddisfare qualche lusso: ad esempio, comincia ad acquistare motociclette, la sua vera passione, e a girare con un’automobile con tanto di autista.

Nel febbraio del 1961 espone per la prima volta a Roma, alla Galleria “La Barcaccia”, e nel giugno dello stesso anno finisce in ospedale a causa di un incidente con la moto.

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Il successo è breve perché nel novembre del 1962, a pochi giorni dall’apertura di un’importante mostra antologica a Guastalla, viene colpito da una paresi ed è ricoverato all’ospedale Carri di Gualtieri, dove rimarrà per il resto dei suoi giorni, pur continuando a dipingere.

La sua morte avvenne, il 27 maggio del 1965, segnò la fine di un talento, ancora tutt’oggi, misterioso agli occhi degli e spettatori.

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Una storia umana e artistica straordinaria e unica; negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventato addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni ’70.

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Le sue opere continuano ad appassionare decine di migliaia di persone, la sua vita straordinaria, come accennavo,  è stata raccontata in sceneggiati televisivi (celeberrimo quello con Flavio Bucci nei panni dell’artista), oltre che in film, anche di recente  lungometraggio con Elio Germano che interpreta il pittore.

Una esistenza la sua che lascia ancora tanti interrogativi.

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Anche se, oggi, la sua vita la si può considerare quasi come il simbolo di una rivalsa avvenuta grazie all’arte.

Inoltre, Ligabue è un pittore così apprezzato dal pubblico da essere protagonista di numerose mostre che vengono organizzate in tutta Italia.

 

 

 

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