venerdì, Aprile 19, 2024
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Analisi e approfondimento dei fatti di attualità

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Uno sguardo da Ponte di Domenico Ocone 

Una sensazione a dir poco sgradevole avrà assalito o sta per farlo buona parte della popolazione mondiale. È quella che si manifesta con un senso di smarrimento, del tipo horror vacui, che è tanto più fastidioso quanto più grande è l’insieme delle concause che danno origine a quello stato d’animo.

Il fenomeno è bizzarro: più aumentano i commenti di un determinato evento negativo, tanto più si crea intorno a esso un fossato profondo. Esso impedisce a chiunque di osservare da vicino e quindi comprendere di prima mano cosa temere e per mano di chi?

Attualmente, tra le due componenti, il tipo di sintesi che turba più incisivamente il sonno dei comuni mortali, è quello generato dall’estrema difficoltà di poter individuare verso chi rivolgere lo sguardo per poter orientare il proprio comportamento con una certa tranquillità. Solo per dare un’idea ruspante di tale modo di agire potrebbe rivelarsi utile considerare il comportamento ancor oggi adottato da quanti lavorano in campagna. In occasione di lavori agricoli importanti presso le singole aziende, si riuniscono a turno più gruppi di famiglia.

La prima cosa che fa il referente di ciascun gruppo è domandare al proprietario “chi comanda la quadriglia”. Nel gergo di quelle persone corrisponde al modo di dire urbano “chi deve fare cosa”.

Tale modalità si tramanda da generazioni e funziona: solo per colore va aggiunto che il compenso di quei lavori non è corrisposto in denaro, bensì in giornate/uomo che vengono annotate al fine di ogni “campagna”. Con tale termine viene denominata ciascuna operazione agricola. Attualmente, in particolare per gli italiani, non è facile destreggiarsi tra i diversi quanto variegati sedicenti maitres à penser, che dovrebbero, almeno in teoria, indicare come comportarsi e i comportamentismo da evitare.

Gli abitanti del Paese e di conseguenza del villaggio, non sanno ormai da un po’ di tempo a che santo votarsi o, più laicamente, quali personaggi seguire, quanto meno per non avere scrupoli nel prendere le loro decisioni.

Il ragionamento che consegue alla constatazione appena esposta è che, al mondo, le democrazie dovrebbero essere, il condizionale è d’obbligo, le forme di governo più diffuse. Di tal fatta non si dovrebbero verificare disguidi di sorta e ciascuno dei poteri dello stato dovrebbe comportarsi di conseguenza. Malauguratamente le cose non stanno così e l’Italia non riesce a tirarsi fuori da tale marasma.

Da ciò consegue un forte sbandamento sociale, termine solitamente usato in guerra, che pervade il Paese e buona parte della UE. In effetti è sempre più diffuso il comportamento del Voltagabbana, colui che mentre sta prospettando una soluzione o un’alleanza, è già alla ricerca di una strategia alternativa, talvolta all’estremo opposto di quella che espone in quel momento.

Su tale forma di bizantinismo esasperato si sta muovendo l’intera classe politica italiana e, triste ma vero, lo stesso fanno quasi tutti i poteri dello Stato nonchè la classe dirigente dello stesso.

La Penisola può essere paragonata a una nave che va alla deriva e i suoi abitanti a un gruppo di naufraghi, parte dei quali è comprensibilmente litigiosa e si aggrappa a tutto e a tutti pur di non andare a fondo. L’ultimo scontro, l’ennesimo di una guerra senza quartiere, è quello tra potere politico e potere giudiziario che basterebbe già da solo a far tremare chiunque. Quanto turba di più quanti osservano quelle che da schermaglie che sono state stanno divenendo giorno dopo giorno sempre più simili a combattimenti all’ arma bianca. È sufficiente già un fatto come l’ ultimo, quello con cui il governo ha deliberato di aggiungere alle prove del concorso per entrare nella Casta anche quella dei quiz psicoattitudinali. La reazione degli interessati non si è fatta attendere e é sfociata più volte in comportamenti inadeguati. Una perla è stata la dichiarazione di uno dei tanti ai mezzi dell’informazione.

Ha affermato con inadeguato cipiglio che, per una forma di par condicio, avrebbero dovuto fare lo stesso anche i parlamentari. Ciò dovrebbe avvenire sia come fatto propedeutico alla loro candidatura, sia nel corso del mandato. A essi andrebbero aggiunti test per il controllo sull’assunzione di droghe e sull’abuso di alcool. Comportamenti del genere possono passare appena per ingenue rivendicazioni tra bambini delle scuole primarie.

Non è il caso di avventurarsi in quello stagno ripugnante generato dal cattivo uso della lingua italiana, creato dai poteri dello Stato, quindi é bene darci un taglio. Altrimenti si potrebbe scadere in comportamenti ancor più disdicevoli: quelli adottati dalle “vaiasse” napoletane, ovvero il trionfo dello scurrile. Sia dannato il qualunquismo, ma quando occorre, occorre senza mezzi termini.

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