lunedì, Febbraio 26, 2024
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Giornata donne nella scienza: 3 scienziate italiane premiate per le loro invenzioni green

Giornata donne nella scienza: dalla plastica che si degrada al monitoraggio dei mari e dell’aria, le 3 scienziate italiane premiate per le loro invenzioni green.

 

“Bringing to Light-Scienziate per il Clima” è un’iniziativa nata per raccontare il lavoro delle scienziate ambientali in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze, che si è svolta l’11 febbraio, una data istituita dall’ONU per ricordare il ruolo cruciale di donne e ragazze nella scienza e nella tecnologia. Per sensibilizzare e scardinare gli stereotipi che ancora esistono

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Materiali biosostenibili, salvaguardia della biodiversità e inquinamento ambientale: eccoli i temi al centro dei progetti di divulgazione e di ricerca scientifica selezionati per la terza edizione di Bringing to light-Scienziate per il Clima, l’iniziativa rivolta alle professioniste del settore ambientale che ogni anno viene organizzata per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza 2024.

Due iniziative, una dentro l’altro, che vanno di pari passo e che hanno un unico obiettivo: raccontare il lavoro delle scienziate che hanno contribuito, spesso nel silenzio generale, ad accendere i riflettori sulle ricerche nel settore ambientale in Italia e all’estero.

Leggi anche: “Prime. Dieci scienziate per l’ambiente”, il libro che racconta le pioniere dell’ecologia e della sostenibilità

  • Giulia Calogero – Menkab
  • Emanuela Gatto – SP-Milk
  • Angela Marinoni – PNRR ITINERIS

Giulia Calogero, una vita per la biodiversità marina

Presidente dell’Associazione Menkab: il respiro del mare, che opera per la salvaguardia e il monitoraggio dei cetacei e della biodiversità marina, dopo aver partecipato a diverse campagne oceanografiche a bordo di navi da ricerca del Cnr, è diventata responsabile dei progetti dell’Associazione Menkab nel 2016.

Il nostro motto – spiega Giulia Calogero – è conoscere per proteggere, siamo consapevoli che la protezione dei cetacei deve passare prima di tutto dalla tutela del mondo in cui vivono e dell’ecosistema in generale. Faccio questo lavoro perché non riesco a immaginare di poter interrompere il senso di stupore e meraviglia che il mondo marino mi offre sin da quando sono piccola.

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Emanuela Gatto e la sua “plastica” che si biodegrada

Professoressa al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Emanuela Gatto studia ormai da anni le macromolecole presenti in natura e i loro utilizzo nell’ambito dei materiali sostenibili.

Grazie a lei e al lavoro di Raffaella Lettieri e Valentina Armuzza, è stato sviluppato SP-Milk, un materiale ottenuto da latte scaduto simile alla plastica che si biodegrada a contatto con il mare e il suolo, e che potrebbe rappresentare una valida alternativa sostenibile alla plastica.

La nostra epoca storica è caratterizzata dall’assenza di materie prime e dalla produzione di enormi quantità di rifiuti. La possibilità di utilizzare scarti come materie prime – spiega Emanuela Gatto – è la sfida che stiamo affrontando per promuovere un futuro sostenibile, per il bene delle generazioni future.

Angela Marinoni, al vertice del nuovo hub italiano per lo studio dei processi ambientali nell’atmosfera

Ricercatrice Cnr all’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima di Bologna, Angela Marinoni è esperta nel campo della chimica e fisica dei processi del sistema Terra e dei loro effetti sui cambiamenti della composizione atmosferica e del clima e responsabile per l’Istituto Isac del Progetto H2020 Riurbans, riguardo alle ricereche sull’inquinamento in ambiente urbano e del Progetto Pnrr Itineris, il nuovo hub italiano di infrastrutture di ricerca nel settore scientifico ambientale per l’osservazione dei processi ambientali nell’atmosfera, a mare, nella biosfera terrestre e nella geosfera.

Gli ambienti remoti – spiega Angela Marinoni – soprattutto quelli in alta quota, sono  strategici per monitorare le condizioni dell’atmosfera e l’influenza su essa degli inquinanti. Le montagne infatti sono piattaforme strategiche per lo studio dei cambiamenti climatici e sono anche sentinelle del clima che cambia: da un lato qui si registrano, prima che altrove, le trasformazioni legate al cambiamento climatico, dall’altro ci permettono di studiare meglio i processi che influenzano la composizione atmosferica, all’origine del cambiamento climatico.

GERMANA CARILLO

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