martedì, Giugno 25, 2024
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Infermiera killer di Piombino, emessa la sentenza. Processo bis, cosa ha deciso la Corte d’appello

Il caso di Fausta Bonino, conosciuta come “l’infermiera killer di Piombino“, aveva destato molto scalpore ai tempi in cui erano stati resi noti i reati che le erano imputati. E, una volta finito in Tribunale, aveva dato vita a un iter giudiziario controverso, con tanto di sentenze contraddittorie. I fatti risalgono al 2014 e 2015, quando alcune morti anomale nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Villamarina, dove l’infermiera lavorava, avevano fatto scattare le indagini. Inizialmente la Bonino era stata accusata di avere la responsabilità di dieci decessi fra i pazienti del suo reparto, ma durante il processo di primo grado era stata assolta per sei casi e condannata all’ergastolo per gli altri quattro. In seguito, al termine del processo d’appello la donna era stata assolta. Ma la Cassazione era intervenuta annullando la sentenza d’appello, a causa della “mancanza di motivazioni rafforzate” rispetto alle conclusioni del giudice di primo grado circa la sospetta somministrazione di eparina ai pazienti. E anche per la circostanza che, in assenza dell’infermiera sospettata, le morti sospette non si erano più verificate. 

rianimazione

Così, tutto era stato rimandato a un processo-bis da tenersi a Firenze, incentrato sui quattro casi per i quali la Bonino, che in tutti questi anni si è sempre dichiarata innocente, in un primo tempo era stata ritenuta colpevole. Al termine del processo bis in Corte d’Assise d’appello, il Procuratore Generale Fabio Origlio ha chiesto la condanna all’ergastolo per l’infermiera. E stavolta la Corte gli ha dato ragione, condannando l’”infermiera killer” al massimo della pena. E’ stato quindi certificato in tribunale che la Bonino ha iniettato eparina – un anticoagulante che in dosi massicce provoca emorragie interne – in almeno quattro pazienti, causandone la morte. La donna, che era presente in aula, è apparsa sconvolta per la sentenza ed è rimasta immobile e silenziosa. Con questo pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze si chiude dunque un lungo e controverso caso giudiziario che nel tempo ha causato ulteriori sofferenze ai parenti delle vittime. Che ora, forse, potranno trovare un po’ di pace.

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