venerdì, Aprile 19, 2024
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Le vie del cielo possono rivelarsi piu’ tortuose di quelle per terra e per mare

 

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Appunti e spunti da ponte di Domenico Ocone

Si è appreso negli ultimi giorni che il via libera da parte della UE alla compagnia aerea tedesca Lufthansa perché possa convolare a giuste (?) nozze con ITA, potrà arrivare non prima di giugno. ITA è quanto è rimasto del vettore di stato italiano, l’Alitalia.

ita airways ei iff airbus a350 941, fco, 23022023

Quest’ ultima, storica compagnia di bandiera del Paese, per anni è stata anche uno dei testimonial dell’ Italia nel mondo. Sarebbe una dolorosa ripetizione ripercorrere il come, quando e perché la vicenda sia arrivata allo stato, priva di gloria, attuale.

Si può senza dubbio aggiungere che coloro che sono stati designati a portare a termine quell’ intervento salvavita sono di sicuro sui carboni ardenti. Il perchè è del tutto evidente. La non economicità di gestione di Alitalia, giunta negli ultimi anni a un punto di gravità tale da far decretare all’azionista di maggioranza, il Paese e per esso l’esecutivo pro tempore, di dar vita a una nuova compagnia, l’ITA, che già in partenza ha iniziato con il piede sbagliato.

È finita in breve anche essa nella categoria delle cosiddette sanguisughe di Stato. Attualmente le ultime notizie sugli sposi promessi, che sembrano presentarsi con le sembianze del pettegolezzo, danno agli interessati una sorta di precisazione non richiesta. Informano, queste ultime, che il si della UE nella tornata di giugno non è scontato e fa cadere le braccia e diventare agnostico chiunque abbia a cuore il problema. Come spesso accade nelle trattative commerciali tra privati, quando le stesse assumono l’aspetto dei saldi, tendono sempre più a diventare simili a realizzi, dove l’ economicità per chi vende, con l’allungarsi della mercanzia oltre ogni ragionevole limite temporale, induce il venditore a avanzare pretese sempre più deboli, pur di poter pronunciare il fatidico “affare fatto”.

È a questo punto di entrambe le situazioni e tante altre assimilabili che molti sono gli interrogativi di chi si avvicina a esse. Che sorte avranno i collaboratori a qualsiasi titolo per le competenze maturate nonché quanto sono in credito per aver fornito merci e erogato servizi a entrambe. Con l’aggravarsi delle mille difficoltà, molti di loto hanno continuato a concedere credito alle due realta, consci del rischio correvano.

Un forte senso di perplessità, a questo punto della narrazione, assale l’ Italiano medio. Continuerà a perseverare o stesso andazzo quando lo Stato, come in più occasioni e in sedi diverse ha lasciato trasparire, dovesse realmente iniziare a vendere a privati aziende di sua proprietà o beni del Demanio?

Per ora è meglio non pensarci, anche perchè una situazione del genere, almeno nei presupposti oggettivi, e già pronta sul trampolino di lancio. È il destino della ILVA e, con essa, delle Acciaierie Italiane, da qualche giorno commissariata. Che dire?

l ex ilva di taranto 1654756288637.jpg taranto l ex ilva allo stato per gli ambientalisti non e la soluzione

Volendo fare l’ excursus di quella vicenda, non sarebbero sufficienti tanti volumi quanti sono quelli che compongono l”Enciclopedia Britannica. Solo per non ripetersi basterà dedicare l’ attenzione che merita allo stato di fatto: il partner privato, peraltro straniero, la Arcelor Mittal, ha ritenuto opportuno prendere le distanze da quella realtà italiana e ha fatto macchine indietro tutta, né più né meno di come avrebbe fatto uno zingaro in un mercato rionale. Se tale fotofinish sarà osservato sotto la giusta luce dal Commissario appena incaricato, è ancora possibile che si riuscirà a tenere a galla la barca, almeno quella che rischia di andare a fondo nel porto di Taranto.

È senz’altro troppo presto per poter esprimere considerazioni sulla messa a regime di amministrazione straordinaria appena accennata e di chi la condurrà. È però certo che non sarà una passeggiata e le considerazioni fatte all’inizio sulla ITA Alitalia, nel caso ILVA risulteranno moltiplicate per numero. Sempre che si arrivi a far attraccare quella nave in porto, preferibilmente quello di Taranto.

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