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Stop al lavoro da casa. Ecco cosa cambia e da quando. In 400mila dovranno tornare in ufficio. A meno che…

Antonio Oliverio 

Il 31 marzo 2024 abbiamo detto addio a uno dei souvenir dell’era del Covid-19, forse il più “innocuo”, ovvero lo smart working o “telelavoro” o “lavoro da casa”. Stop anche nel settore privato, dunque, in cui era ancora in vigore per i dipendenti fragili e con figli under 14, a seguito dell’ultima proroga del governo Meloni. Ben 400mila dipendenti, già da stamane, tornano in ufficio. Il telelavoro comporta una innegabile serie di vantaggi (non parliamo del poter lavorare in pigiama e pantofole, non solo) specie per talune categorie professionali, ma al contempo pone dei limiti evidenti. Vediamo cosa cambia e per chi, giacché alcune categorie di lavoratori potranno ancora usufruirne. Ma, a tale scopo, servirà la sottoscrizione di un accordo individuale tra impresa e lavoratore per accedervi. Occorre non distaccarsi dalle procedure che ora illustreremo e prestare attenzione al rischio delle multe, che possono andare da 100 a 500 euro. Uno dei cambiamenti più evidenti è il passaggio dal concetto di smart working come diritto del lavoratore a una semplice modalità di esecuzione della prestazione lavorativa. (Continua a leggere dopo la foto)

 cosa cambia stop smart working

Chi deve tornare “in presenza”

Questa transizione implica che l’adozione del lavoro agile dipenderà dalla negoziazione di un accordo individuale tra il lavoratore e il datore di lavoro, come anticipato, e stavolta senza più criteri di priorità legati allo status di genitore o alla condizione di salute. Le condizioni per l’accesso al lavoro da remoto saranno determinate caso per caso, in base alle necessità e alle preferenze di entrambe le parti. In assenza di un accordo, i lavoratori rientreranno nelle modalità lavorative tradizionali. L’accordo deve prevedere specifiche regole sul luogo in cui il lavoratore potrà svolgere la propria mansione da remoto. Previsto anche il “diritto alla disconnessione”, per cui il lavoro agile avviene secondo precise fasce orarie. L’Obbligo del datore di lavoro è procedere entro 5 giorni dall’inizio della prestazione a comunicare l’inizio del lavoro: i titolari che non provvedono a rispettare questa regola incorreranno in una multa da 100 a 500 euro per ogni lavoratore, come parzialmente anticipato. Dopo la fine del lockdown e delle chiusure legate all’emergenza sanitaria, lo smart working era stato comunque prorogato più volte. Le agevolazioni per i dipendenti pubblici erano scadute il 31 dicembre 2023, mentre nel privato la proroga era stata sancita nel Decreto Anticipi dello scorso ottobre e fissava la scadenza per due categorie di dipendenti – i “fragili” e i genitori di under 14, come detto – al 31 marzo 2024. (Continua a leggere dopo la foto)

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Le priorità

Adesso, nella disciplina ordinaria del lavoro da casa, alcune categorie di lavoratori manterranno comunque una priorità, come leggiamo su Il Sole 24 Ore: si tratta delle richieste dei dipendenti con figli piccoli (al di sotto dei 12 anni di età) o che presentano disabilità (in tal caso senza limiti anagrafici), caregiver o disabili gravi. Rientrare in queste categorie, però, non prevede un automatico diritto al lavoro agile: occorrerà sempre la concertazione con il datore di lavoro.

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